Latino

CICERONE

OPERE POLITICHE
-De re publica
Il tema principale dell’opera è la forma dello stato ideale che, secondo Cicerone, coincide con la Roma repubblicana del periodo degli Scipioni. Le forme fondamentali del governo sono:
1.       Monarchia
2.      Aristocrazia
3.       Democrazia
Ognuna di queste forme di governo può vivere una degenerazione, rispettivamente:
1.       Tirannide
2.       Oligarchia
3.       Oclocrazia (governo della feccia)
Nello stato ideale di Cicerone la monarchia viene rappresentata dai consoli, che, essendo due, non permettono la degenerazione in tirannide. L’aristocrazia è rappresentata dal senato, che, essendo composto da circa duecento senatori, è molto difficile che degeneri in un “governo di pochi”. Infine, la democrazia si rispecchia nei comizi plebei.
-De legibus
Nell’opera Cicerone discute con il fratello Quinto e il caro amico Attico (che rappresenta una sorta di alter ego dello stesso autore) delle leggi che dovrebbero vigere nello stato ideale, facendo riferimento alla tradizione legislativa romana. Il dialogo si svolge in una sorta di locus amoenus: la villa di campagna di Cicerone.

OPERE FILOSOFICHE
Dopo l’ascesa al potere di Cesare nel 46 a.C. Cicerone ne ottiene il perdono, ma viene escluso dalla vita politica di Roma, perciò si dedica all’otium letterario. L’anno successivo muore la figlia Tullia, dunque si capisce come la maturazione delle prime opere filosofiche coincida con un periodo difficile della vita dell’autore (ne è la prova una delle prime opere filosofiche, la Consolatio, finalizzata a ridurre il dolore provato a causa della perdita della figlia). Si apre in seguito una nuova fase della produzione letteraria ciceroniana dove l’autore sottolinea l’importanza della filosofia ed esorta allo studio di tale disciplina (funzione protreptica). La filosofia, secondo Cicerone, deve essere alla base della formazione culturale dell’homo politicus (e orator), perché possa esercitare un controllo su sé stesso; le sue opere filosofiche sono quindi dedicate ai boni. Esse, inoltre, si basano su due caratteri:
·         Compilativo: a Roma circolavano numerosi testi filosofici di tradizione greca, perciò Cicerone tenta di dare un ordine a tutti questi testi rendendoli disponibili al pubblico romano.
·         Morale: Cicerone crea un sistema di valori e di doveri nei confronti dello stato adeguati alla società a lui contemporanea.

Inoltre, nei dialoghi filosofici ciceroniani, l’autore mette in evidenza un approccio di tipo eclettico nei confronti delle opinioni altrui: un uomo che ha scelto come modus vivendi l’humanitas non può che essere aperto alle idee degli interlocutori, presentare le proprie tesi solo come opinioni personali, ascoltare quelle degli altri senza interromperne il ragionamento. L’epicureismo è l’unica filosofia per la quale Cicerone non riserva tutte queste “buone maniere”. Egli, infatti, non poteva mostrarsi tollerante verso una filosofia che esortava a vivere nascosti e alla larga dalla politica e che affermava la lontananza degli dei dal mondo a cui apparteniamo (Cicerone infatti considerava la religio un elemento fondamentale dell’etica)


Appunti di: Marco Campisi



De Finibus

L'opera è strutturata come un dialogo.
Si parte da presupposto che l'uomo è alla ricerca della felicità, che in questo caso si identifica con il sommo bene.
L'opera parla infatti del sommo bene e del sommo male, identificando il sommo bene, la felicità, con la virtù.
Nei primi due libri Cicerone si dedica alla confutazione alla dottrina epicurea, la critica è aspra nei confronti dell'epicureismo, mentre si addolcisce rivelandosi più aperta nei confronti dello stoicismo, Cicerone infatti ne riconosce la valenza morale, tuttavia sente gli ideali di questa filosofia come anacronistici per la società.


Tusculanae

In quest'opera si riprende il tema della felicità coincidente con il sommo bene e quindi identificata dalla virtù, però sorge un interrogativo riguardo ad essa; è vero che la virtù è il sommo bene e quindi è la felicità che l'uomo va cercando, però si è certi che la virtù può davvero far fronte alla realtà che è fonte di tristezza, preoccupazioni e timori?
Su questo interrogativo l'opera si sviluppa in un dialogo tra Cicerone e un interlocutore anonimo visto solo come fonte di battute in risposta a quelle di Cicerone.
Composta da cinque libri l'opera tratta cinque grandi temi propri dell'uomo, uno per ogni libro, che sono:


  • La morte
  • Il dolore
  • La tristezza
  • I turbamenti dell'animo
  • La virtù

In quest'opera troviamo un grande coinvolgimento di Cicerone che si mette al centro del dialogo, quasi a voler sembrare come unico personaggio, poichè l'aver passato un periodo di dolore e il non essere più al centro della vita politica lo porta a questo, tuttavia non manca mai il carattere informativo proprio di Cicerone.

Appunti di: Tobia Cargnello


CICERONE

De officis

Il De Officis è l'ultima opera filosofica di Cicerone. Iniziata nell'autunno del 44, viene conclusa molto velocemente perchè Cicerone si trova impegnato con alcune orazioni. Questo scritto viene dedicato al figlio Marco e quindi rappresenta in un certo senso il testamento di Cicerone. Ci sono alcune novità stilistiche rispetto alle altre opere di carattere filosofico: viene abbandonata la struttura del dialogo e non viene utilizzato il metodo dossografico (discussione dei problemi mediante una rassegna delle diverse opinioni espresse al riguardo dai filosofi precedenti) perchè Cicerone, anche all'interno del De Officis, suggerisce di seguire un'unica fonte: il trattato "Sul conveniente" di Panezio (colui che aveva diffuso le idee della dottrina stoica a Roma, cercando di addolcirne l'originario rigorismo morale). Il titolo richiama il termine officium (dal latino: giusto comportamento rispetto ad un ruolo assunto), che veniva usato anche dagli stoici per definire l'azione perfetta e razionale.
Il trattato viene sviluppato in tre libri:
- Nel primo Cicerone tratta il concetto di honestum (termine che indica il bene morale), in relazione al quale si stabiliscono i doveri che vengono esemplificati nei comportamenti moralmente validi. Esso si sviluppa in quattro virtù fondamentali, che sono la sapiena, la giustizia, la magnanimità e la temperanza;
- Nel secondo Cicerone affronta il tema dell'utile, che è uno dei punti di riferimento delle azioni dell'uomo. Si tratta di una ricerca del successo, ovvero di una soddisfazione che però non può essere posta solamente sul piano personale; infatti la separazione dell'utile dall'honestum arrecherebbe danno agli uomini. In questo libro Cicerone parla dei comportamenti che l'uomo ha rispetto all'utile.
- Nel terzo libro Cicerone tratta il conflitto tra l'onesto e l'utile. Questa è una novità, perchè nemmeno Panezio l'avevo fatto. Cicerone sostiene che non esista alcun conflitto, bensì identità: l'utile non è altro che la conseguenza dell'honestum. Bisogna quindi cercare di ricondurre il concetto di utilitas sul piano dell'honestas nell'interesse della Res Publica, poichè nessun uomo può trarre utilità da azioni che mirano solo al benessere personale.
Riassumendo, i concetti principali di quest'opera sono:
  • una dichiarata superiorità dell'uomo rispetto agli altri esseri animati, poiche solo l'uomo è dotato di ragione;
  • l'uomo assoggetta tutti gli istinti al dominio della ragione, che costituisce il criterio su cui si basavano tutti i nostri comportamenti;
  • l'uomo deve acquistare, attraverso lo studio, una vasta cultura, piochè essa è l'unica cosa che ci aiuterà ad orientarci nella vita;
  • l'uomo deve essere animato da rispetto e benevolenza; inoltre deve presentarsi agli altri sempre con decoro;
  • l'obbiettivo finale nella vita di un uomo è quello di rendersi utile (sia nella Res Publica che nella società in generale);
  • riconoscimenti esteriori, come la gloria, il successo, ecc., non vanno ricercati e devono essere sentiti come la giusta ricompensa alle nostre azioni. 


Cato maior

Il Cato maior è un opera (di breve lunghezza) scritta all'inizio del 44, poco prima dell'uccisione di Cesare. In questo trattato Cicerone immagina che Catone il Censore (portavoce dell'autore) dialoghi con i due giovani amici Gaio Lelio e Scipione l'Emiliano. In questo dialogo Catone rappresenta l'apologia (ovvero l'elogio) della vecchiaia; infatti ci appare come addolcito: il rude agricoltore ha lasciato il posto ad un anziano ammansito. Vengono cosi confutate tutte le accuse rivolte a quest'età, perchè viene posto in primo piano il piacere che essa può dare. Cicerone mette in evidenza come in vecchiaia ci si possa dedicare all'otium letterario, facendo trasparire anche un velo di amarezza, da momento che Cicerone si dedica all'otium perchè è stato estromesso dalla vita politica di Roma. Il Cato maior sive de senectute è un'opera semplice ma caratterizzata da un'atmosfera malinconica e dismessa.

Laelius

Il Laelius sive de amicitia viene scritto da Cicerone nel 44, ma questo dialogo è posteriore rispetto alla morte di Cesare. L'opera viene dedicata all'amico Pomponio Attico. Il tono è diverso rispetto a quello che troviamo nel Cato Maior: Cesare ormai è stato ucciso e Cicerone ci appare più combattivo, dal momento che può ritornare ad occuparsi della vita politica di Roma. Il dialogo è ambientato nel 129, pochi giorni dopo la scomparsa di Scipione l'Emiliano (Cicerone sente la necessità di commemorarlo). Il protagonista è Lelio, il quale ha modo di intrattenere i propri interlocutori sul vero significato della parola amicitia (che è quel sentimento che ci distingue dagli animali). Per i Romani, l'amicus era quella persona con la quale si creavano legami personali a scopo di sostegno politico. Inoltre, l'amicitia era un legame che si stabiliva tra i membri di una famiglia. Cicerone, in quest'opera, non si riferisce solo alle classi sociali dei boni o della nobilitas, ma a tutti i cittadini; ritiene infatti che la vera amicizia si basi su valori come la virtus e la probitas, che sono riconosciuti a vasti strati della popolazione.

Appunti di: Emma Del Fabbro


GAIO SALLUSTIO CRISPO :
Gaio Sallustio Crispo é il primo grande storico di cui ci sono giunte le opere per intero .
Sallustio si dedica alla scrittura nel momento in cui viene estromesso dalla vita politica, egli era un uomo dalla parte di Cesare e infatti ,quando scoppia la guerra civile ,si schiera dalla parte dei cesariani . Quando Cesare salì al potere diede a Sallustio  la carica di governatore della provincia di Africa nova , il suo comportamento però sembrava più avvicinarsi a quello di Verre che a quello di Catone (il quale fu per lui un importante esempio ideologico e letterario ) . Nel 46, tornato a Roma , Cicerone lo convinse ad abbandonare la vita politica poiché il suo modo di governare era diventato dittatoriale . Sallustio da questo momento in poi si dedicherà all' otium letterario per abbandonare i negotia ( impegni pubblici ) e di conseguenza non sarà visto di buon occhio dai cittadini romani . Egli si presenta come un vero moralista , caratteristica che non si addice molto al personaggio ; é come se creasse la figura dello storiografo , che coincide con quella di un osservatore ( diretto o indiretto ) di eventi storici , da questi ne ricava poi un' esperienza dopo aver riflettuto su ciò che ha osservato .
Lo storico vive nell' età di crisi della res publica e vede una serie di vicende da Silla al 34, ha una visione politica diversa da quella di Cicerone ma comunque come lui sente il bisogno di un ritorno all' ordine .

BELLUM CATILINAE E BELLUM IUGURTHINUM :
Le prime opere che scrive sono due monografie storiche ( = trattano di un solo argomento ) : il Bellum Catilinae ( o De Catilinae coniuratione ) e il Bellum Iugurthinum . Nella prima viene trattata la congiura contro Catilina e nella seconda la guerra contro Giugurta , egli si concentra su questi due argomenti e ce ne parla esaustivamente e con raffinatezza , nonostante il suo stile sia caratterizzato dalla "brevitas" .
Nel "De coniuratione Catilinae" l' evento trattato vede un nobile romano che si è fortificato fin da giovane seguendo le bande di Silla che cercavano e uccidevano i proscritti ; giunto a Roma diventa il sovvertitore dell' ordine .
L'importanza nelle opere di Sallustio sta nel fatto di scegliere un argomento che abbia sempre sullo sfondo la storia ( i fatti importanti dell' epoca ) . Egli sceglie infatti questi due temi perché c'é  una tesi che cerca di portare avanti , vuole cioé  individuare le origini ( ovvero le cause principali ) del disfacimento della res publica . Quando a Roma è venuto meno il metus hostilis ( il timore per il nemico esterno ), ovvero con la sconfitta di Cartagine , Roma diventa l' unica padrona del Mediterraneo. Da quel momento in poi , per Roma c'é  stata solo la grandezza senza la necessità di andare contro un nemico ; non c'é più la capacità da parte dei cittadini romani di operare per il bene comune ma emergono solo le singole personalità . E' qui che Sallustio fa incominciare il deterioramento della moralità romana.


Mara Durì

Lucrezio e il De rerum natura

Lucrezio è sicuramente il più grande poeta dell’età cesariana assieme a Catullo, da molti però è ritenuto uno dei più grandi in assoluto nella storia dell’umanità. Nonostante questo grande riconoscimento di lui non sappiamo quasi nulla, se non che sia l’autore del De rerum natura e che quest’ultimo sia arrivato a noi nella sua interezza. Su Lucrezio circolano delle notizie biografiche non troppo certe (Cicerone, Svetonio, San Girolamo) ma con una certa probabilità egli visse tra il 98 e il 55 a.C.
Il titolo “De rerum natura” (poema sulla natura) rappresenta una traduzione di un’opera del filosofo Epicuro: l’obiettivo di Lucrezio è dunque quello di presentare la filosofia del maestro (Epicuro) rendendola nota soprattutto all’aristocrazia romana, difatti in quegli anni tutte le principali filosofie erano state ben tradotte (soprattutto da Cicerone) eccetto l’epicureismo. Questo poema pone una duplice sfida:
- in primo luogo per il contenuto tradizionalmente ostile ai mores romani (era poca se non nulla l’importanza data alla vita politica e alla religio) che più volte era stato inesattamente o solo parzialmente riportato tramite scadenti volgarizzamenti;
- per il genere letterario (epica) che lo stesso Epicuro aveva condannato (in quanto mito, narrazione che inganna), scegliendo una forma dolce e accattivante per trasmettere una dottrina con principi difficili da accettare.
Per quanto riguarda la struttura, il De rerum (probabilmente non concluso o non rivisto a causa della morte dell’autore) è costituito da diadi (coppie di libri) ognuna delle quali è introdotta da un elogio al maestro. L’opera inoltre si apre con un inno alla vita, per poi concludersi con il trionfo della morte: questa scelta può dar luogo a diverse interpretazioni allegoriche (sulla vita dell’uomo o sulle due forze che la governano o ancora sul percorso di chi cercando la verità non giunge all’atarassia).

Il De rerum natura è un poema epico - didascalico (d’insegnamento): non potendosi rifare a modelli poetici romani, Lucrezio trae spunto dalla poesia didascalica greca (riprendendo ad esempio da Empedocle l’entusiasmo e la forza delle argomentazioni) che tende ad esaltare l’aspetto meraviglioso di un fenomeno, in modo da suscitare stupore, raggiunto attraverso la forma e il modo di presentare gli argomenti. Lucrezio coglie sicuramente l’insegnamento dello stupore, ma non rispetto ai contenuti (si tratta in fondo di divulgare una filosofia). Egli cerca costantemente contatti con il lettore (il discepolo), ad esempio attraverso l’utilizzo della seconda persona singolare, aspettandosi non tanto un apprendimento, quanto una presa di posizione da parte di quest’ultimo.

Mattia Fabris

3 commenti:

  1. Negli appunti di Tobia non ho ben capito le ultime 5/6 righe..c'è qualcuno che le saprebbe spiegare?

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  2. Il coinvolgimento personale di Cicerone è forte nelle Tuscolane in quanto egli cerca di dare una risposta ai suoi interrogativi e dubbi personali... Ne consegue un' attiva partecipazione da parte sua che portano l'opera ad una notevole intensitá lirica. Tuttavia non manca il suo intento divulgativo(erga omnes) al fine che i Romani sappiano affrontare,forti di un bagaglio filosofico solido,le questioni della vita privata. Spero di averti fatto capire

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