Matteo Maria Boiardo nacque nel 1441 da una famiglia di nobili origini. Malgrado i suoi esordi letterari in lingua latina,dovuti alla sua formazione culturale umanistica, giunse presto alla poesia lirica petrarchesca, dove egli "condensò" tutti i suoi modelli e si ispirò al poeta latino Ovidio. Nel 1476 Matteo rivestì il ruolo di amministratore a Ferrara presso il duca Ercole e iniziò anche a comporre il poema "Orlando innamorato". Di quest'opera vennero pubblicati solo due dei tre libri che la compongono,in quanto il terzo non venne portato a compimento; da questo punto parte quindi la narrazione dell' "Orlando furioso" di Ariosto .
Nell' "Orlando innamorato" Boiardo si rifà alla materia dei cantari e grazie a questi riesce a legare i cicli bretone e carolingio, i cui proemi rappresentano la fonte di ispirazione dell'opera . Egli,però, fa prevalere sulla materia carolingia una forte componente bretone in virtù soprattutto di quella che è l'ideologia della corte estense. L'autore, comunque, non manca di sottolineare e di rendere dominanti quei valori osservati nella lirica provenzale: la cavalleria, la cortesia, l'amore,che prevale su tutti gli altri temi; al tema dell'esaltazione delle virtù eroiche si lega, inoltre, quello encomiastico. Esso si svilupperà a partire dai personaggi di Bradamante e Ruggero; non prevarrà ma comunque avrà una forte valenza storica.
La narrazione del poema prende il via dall'innamoramente di Orlando verso Angelica; ella,peró, bevendo dell'acqua dalla fontana dell'amore si innamora del cugino di Orlando, Rinaldo, il quale a sua volta,idratandosi dalla fontana del disamore, prova sentimenti di odio verso Angelica. Al tema dell'amore quindi si assomma l'elemento fantastico e magico, che è peculiare del genere e che in questo caso si configura con le due fontane.
Per quanto concerne le scelte linguistiche del poema, dobbiamo tenere a mente il fatto che nel '400 Alberti lancia il certame della poesia in volgare, che si rilancia. Siamo in un periodo in cui si tendeva ancora a scrivere in latino, lingua che successivamente verrà soppiantata in ambito poetico dal volgare fiorentino vista l'esperienza dantesca, di Petrarca e in misura minore di Boccaccio. Tuttavia Boiardo non punta ad una normalizzazione del dialetto fiorentino, ma si serve di una lingua in cui è forte l'elemento emiliano; sceglie una lingua piú riconoscibile, forse meno fluida e "bella" rispetto a quella utilizzata da Ariosto, ma che comunque stabilisca un contatto immediato con il pubblico, che è quello cortigiano degli Estensi.
L'ESORDIO DEL POEMA
Nell'esordio dell' "Orlando innamorato", il poeta parla prima in persona rivolgendosi ai narratari(ovvero agli interlocutori), che in questo caso si identificano con i cortigiani ferraresi. Egli chiede attenzione a quanto sta per dire in quanto la materia del suo canto è degna di ascolto; nei primi due versi della prima ottava è possibile percepire il topos della "captatio benevolentiae" visto che Boiardo afferma la piacevolezza e la novità di quanto sta per narrare. L'ultima parte della prima ottava,invece, ci fornisce un'anticipazione di quello che sarà l'argomento del suo poema : " ... E vedereti i gesti smisurati/ l'altra fatica e le mirabil prove/ che fece il franco Orlando per amore/ nel tempo del re Carlo imperatore". Nella seconda ottava il poeta,consapevole della sua materia, anticipa la reazione del pubblico: " ...Non vi par già, signor, meraviglioso/ Odir cantar de Orlando inamorato". A tal proposito spiega che non serve stupirsi dei versi che sta raccontando, chiunque infatti è vinto e "subiugato" dall'amore, contro il quale di conseguenza, nulla puó alcunchè. Nella terza ottava,infine, Boiardo ricorre ad un altro topos, quello di Turpino, leggendario autore di una cronaca, dalla quale tutti i poemi cavallereschi dicono di derivare i loro racconti; essa è presente come fonte quindi anche nei poemi medievali, nei cantari, in Boiardo e Ariosto. Secondo il poeta, Turpino nascose "questa novella" perchè ritenuta nociva per la dignità del paladino Orlando. Negli ultimi versi,per concludere, l'autore ci fa notare quanto gli preme cominciare a parlare "di Orlando, il cavalliero adatto".
martedì 28 ottobre 2014
LA TRADIZIONE CAVALLERESCA A FERRARA
La corte di Ferrara costituisce uno dei principali "habitat" per la fioritura del poema epico-cavalleresco in quanto dal punto di vista ideologico spicca rispetto alle altre realtà italiane. Infatti, I Signori di Ferrara, gli Estensi, puntarono molto sul carattere politico della cultura : il culto per le imprese, le virtú cavalleresche serviva a coltivare ed esaltare un'ideale cortese che si basasse su quei valori medievali che avrebbero portato non solo a ispirarsi alla raffinatezza della vita cortigiana ma soprattutto alla formazione di un rapporto stabile fra il duca e la piccola nobiltá feudale ferrarese.
Questo gusto cavalleresco si svilupperá poi verso forme piú raffinate che ci permettono di delineare un genere letterialmente compiuto. Tra i poemi epico-cavallereschi spiccano per importanza letteraria l' "Orlando Innamorato" e l' "Orlando furioso",che nacquero proprio in ambiente estense, e la "Gerusalemme liberata" di Torquato Tasso.
L'autore che in un tale clima riuscí a esprimere tutti questi ideali e relegarli ad una forma raffinata fu Matteo Maria Boiardo.
lunedì 13 ottobre 2014
Carlo Goldoni
Nel corso degli anni' 30 del 1700 a Venezia inizia a operare Carlo Goldoni, grande autore teatrale e discreto letterato. Goldoni riporta il teatro all'ordine, dando ad esso nuova vita e staccandosi dalla precedente commedia dell'arte.
La sua passione deriva da una particolare avventura, avvenuta in età adolescenziale; andato con il padre a Rimini , Goldoni sente il bisogno di tornare dalla madre a Venezia e tentando una fuga si imbarca assieme a una compagnia di attori, da qui nasce la sua dedizione.
Ci ha lasciato molte commedie caratterizzate dal plurilinguismo infatti alcune sono scritte in dialetto, altre in italiano toscanizzato e alcune in francese (Goldoni lascia l'Italia dove non venne pienamente compreso e andò in Francia).
A metà del '700 pubblica una prima raccolta delle sue commedie e una prefazione nella quale spiega la sua formazione e i libri da lui studiati ovvero il "mondo" e il "teatro". E' un' affermazione polemica che critica la formazione letteraria classica del suo tempo. Alla verità scritta nei libri Goldoni contrappone la verità del quotidiano vivere. Il mondo offre la conoscenza e la possibilità di riflettere, il teatro rappresenta il manuale d'uso di chi osserva il mondo e lo vuole trasporre nelle opere. Il teatro ha determinate regole perciò bisogna saper dar luce o ombra a determinati elementi, deve rappresentare il reale senza cadere però nell'offensivo bensì deve suscitare il riso del pubblico.
Nel corso degli anni' 30 del 1700 a Venezia inizia a operare Carlo Goldoni, grande autore teatrale e discreto letterato. Goldoni riporta il teatro all'ordine, dando ad esso nuova vita e staccandosi dalla precedente commedia dell'arte.
La sua passione deriva da una particolare avventura, avvenuta in età adolescenziale; andato con il padre a Rimini , Goldoni sente il bisogno di tornare dalla madre a Venezia e tentando una fuga si imbarca assieme a una compagnia di attori, da qui nasce la sua dedizione.
Ci ha lasciato molte commedie caratterizzate dal plurilinguismo infatti alcune sono scritte in dialetto, altre in italiano toscanizzato e alcune in francese (Goldoni lascia l'Italia dove non venne pienamente compreso e andò in Francia).
A metà del '700 pubblica una prima raccolta delle sue commedie e una prefazione nella quale spiega la sua formazione e i libri da lui studiati ovvero il "mondo" e il "teatro". E' un' affermazione polemica che critica la formazione letteraria classica del suo tempo. Alla verità scritta nei libri Goldoni contrappone la verità del quotidiano vivere. Il mondo offre la conoscenza e la possibilità di riflettere, il teatro rappresenta il manuale d'uso di chi osserva il mondo e lo vuole trasporre nelle opere. Il teatro ha determinate regole perciò bisogna saper dar luce o ombra a determinati elementi, deve rappresentare il reale senza cadere però nell'offensivo bensì deve suscitare il riso del pubblico.
Appunti di Pighin
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